Dopo il dimagrimento: conservare le buone abitudini

ce l'ho fatta

Imparare delle buone strategie per dimagrire significa anche renderle parte integrante della nostra vita, in modo da mantenere le conquiste che abbiamo fatto.

Sappiamo tutti quanto possa essere vano e persino deleterio “l’effetto yo-yo“, quello che ci fa riacquisire i chili persi dopo aver terminato il programma di dimagrimento.

Alcune persone, soprattutto se giovani o sportive, perdono chili con una discreta facilità. Ho tante volte ripetuto che, paradossalmente, la parte difficile del programma non è quella delle prescrizioni dimagranti, ma quella del ritorno ad una alimentazione normale.

Finita la parte restrittiva della dieta (in senso calorico o qualitativo), ci sono diversi atteggiamenti che ci possono remare contro:
– uno è il cosiddetto trionfalismo, l’atteggiamento che ci fa sentire ormai invincibili e che ci abbandona al “solo per questa volta tanto ormai sono magra”, ma… qualche volta di troppo;
– l’altro è la paura di ingrassare, che non ci consente di abbandonarci con fiducia ad un nuovo ma normale stile di alimentarci, mantenendo le regole troppo rigide della fase di dimagrimento. E tirare troppo la corda, su un piano psicologico, ci rende più vulnerabili allo stress e alle tentazioni.

Se avete seguito il percorso dei miei articoli, attraverso cui abbiamo parlato di quali elementi entrano in gioco quando dobbiamo orientarci, decidere di metterci a dieta, sconfiggere i nostri automatismi comportamentali, scegliere il giusto sostegno relazionale per il nostro progetto, sapete quanto sia importante che una dieta rappresenti un momento in cui crescere e imparare cose nuove su noi stessi.

Non stiamo parlando di quei due o tre chili da perdere dopo le ferie, tornando ad una alimentazione sana, ma di un cambiamento più radicale che riguarda la nostra persona, il nostro stile di vita, il nostro modo di reagire agli eventi e di amarci come individui.

Avere più consapevolezza, alla fine di un percorso che vi ha reso migliori (non solo fisicamente) significa che devierete dal vostro “progetto su voi stessi” con meno frequenza di prima: avrete imparato a conoscere i vostri punti deboli, e, se tutto è andato come avrebbe dovuto, avrete anche imparato quali risorse attivare per rimediare.

Ormai, dopo un lungo percorso di ascolto di voi stessi, saprete riconoscere le vostre emozioni, gestendole in un modo nuovo, anche quando di tanto in tanto sarete costretti a fare i conti con qualche sgarro. Imparate dagli errori, se ne avete commessi, e tornate rapidamente nella giusta direzione!

Non ci sarebbe bisogno di un sostegno psicologico al dimagrimento, se il cambiamento per voi fosse immediato, ma soprattutto duraturo (per alcuni è così). Alcuni non si interrogano nemmeno sul proprio stile alimentare e di vita, semplicemente si muovono verso i loro bisogni e realizzano la loro soddisfazione alla ricerca di un buon equilibrio psico-fisico.

Lo scopo di questi articoli è, invece, aiutare chi non lo ha mai fatto a riflettere su quali sono i nodi attraverso cui si intrecciano gli aspetti pratici e psicologici di un progetto di benEssere.

Alcuni puntano solo sul piano organizzativo (“scelgo una dieta e la seguo”), senza interrogarsi sui propri vissuti; altri puntano solo sul piano emotivo (“di chi sarà la colpa se non riesco a mettermi a dieta? come devo cambiare la mia vita se non riesco mai a cominciare?”) perdendosi la possibilità di rendere concreto il desiderio/bisogno di avviare un progetto di cambiamento.

Quello che ho tentato di argomentare è che certi aspetti sono in realtà indissolubili, e si muovono simultaneamente. Ci sono moltissime questioni che toccano punti nevralgici della nostra esistenza, e che si racchiudono nell’espressione “non mi piaccio, voglio cambiare”. La dieta li tocca tutti.

Chi dimagrisce tanto, fa anche i conti con un cambiamento più ampio della propria vita, e non solo del proprio guardaroba.

 

Le vecchie abitudini sono ben radicate in noi, e ricadervi è un fenomeno abbastanza comune. In qualche modo rappresentano “da dove veniamo”.

Le nuove abitudini, invece, vanno rafforzate: dovendo competere con quelle  vecchie, diventa importante non smettere di premiarci per tutti i comportamenti sani e buoni che riusciamo a mantenere.

Vale la pena ribadire che la verità è solo una: dimagrire in modo definitivo richiede sforzo, impegno, fatica, e non esistono scorciatoie né soluzioni facili.
E’ per questo che molte persone non riescono a mantenere i risultati raggiunti.

Non perdete l’abitudine, quando siete arrivati alla fine del percorso, di fare periodicamente un’autovalutazione, di riflettere sul punto in cui siete e su dove state andando.

Nel prossimo ed ultimo articolo concluderemo il nostro percorso con l’ultima riflessione sulle “buone abitudini”.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto: bp.blogspot.com

Commenti

  1. grazie per questo post molto interessante che ho letto tutto d’un fiato!!!!!!!!!baci cara

  2. Marcella Agnone dice:

    Prego Cinzia, figurati 🙂

  3. Effettivamente è vero, l’aspetto psicologico è davvero importante quando ci si mette a dieta! Non basta controllare l’alimentazione ma occorre una forte motivazione e soprattutto, sapersi valutare e capire cosa ci fa bene e cosa meno… così da non cadere di nuovo negli stessi errori! 🙂

  4. Se poi si fanno le diete dopo le feste solo perché ci si sente in colpa allora meglio non farle proprio. bisogna essere costanti e decisi. fate attività fisica, mangiate bene e curatevi….SEMPRE!! 😉

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